L'Avvenire - intervista a Lino Banfi per l'anniversario del Casale dell'Amore Trinitario


Lino Banfi: «Schifato dal marcio, ora si faccia pulizia»

Oggi, l’associazione di volontariato e solidarietà sociale 'Lo vuole il Cuore', fondata a fine 2012, festeggia il primo anniversario dell’apertura della struttura d’accoglienza di Roma. Nel 'Casale dell’Amore Trinitario' vengono ospitate ogni giorno 30 persone in difficoltà. La onlus - nata su ispirazione del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, e fondata grazie al contributo fornito dall’attore Lino Banfi - ha preso in gestione questo edificio sulla via Nomentana, trasfor-mandolo in una sorta di piccola 'casa famiglia'. L’obiettivo è quello di aiutare chi si ritrova improvvisamente senza un tetto e senza soldi per mangiare. In dodici mesi di attività sono state accolte centinaia di persone a cui è stato dato lo stretto necessario per sopravvivere. I pasti caldi vengono garantiti, invece, dal gruppo Serenissima ristorazione.
Gli scopi dell’associazione, al di là del casale, sono soprattutto quelli di promuovere una cultura di pace, solidarietà e comprensione tra i popoli e le culture; di favorire e sostenere l’affermazione dei diritti umani con iniziative concrete; di assistere e curare, con progetti specifici, singoli individui o categorie di persone in particolare stato di bisogno a causa di malattie, povertà o qualunque altro tipo di sofferenza fisica o mentale. Insomma, la onlus cerca, nel suo piccolo, di dare una mano a ogni categoria sociale che necessita d’aiuto.
'Lo vuole il cuore' è solo una delle migliaia di realtà - tra associazioni, organizzazioni, cooperative e altri enti - che si impegnano quotidianamente a Roma, come nel resto d’Italia, per rispondere alle principali emergenze della comunità. E sono le prime a essere danneggiate da chi, invece, si infiltra nel sociale per arricchirsi.

«Sono schifato. Anzi, sono proprio schifeto». Anche se ormai vive a Roma da oltre mezzo secolo, Lino Banfi ricorre al dialetto pugliese per esternare il profondo disgusto che sta provando di fronte alla rete criminale emersa finora dall’inchiesta 'mafia capitale'. L’attore comico che c’è in lui «spezzerebbe la 'noce del capocollo' a tutti i personaggi coinvolti». Ma nel commentare la vicenda, l’ironia resta confinata in un angolo. Perché in Banfi prevalgono, piuttosto, la razionalità e la saggezza a cui ci ha abituato il 'nonno Libero' della fiction televisiva 'Un medico in famiglia'. «Questa è una gramigna difficilissima da estirpare - spiega -. Tuttavia bisogna assolutamente spazzare via il marcio, punire duramente coloro che hanno lucrato sulla pelle dei più fragili e favorire le realtà grandi e piccole impegnate ogni giorno nel sociale».

Qual è l’aspetto più inquietante di questo scandalo?
Ho sempre sospettato che a Roma operassero organizzazioni poco limpide, ma non credevo che potesse esistere un sistema di malaffare così ampio e radicato. Poi, quando ho letto la frase di Salvatore Buzzi sul business degli immigrati che rende più del traffico di droga, mi è venuta la nausea.

È preoccupato per gli effetti che l’inchiesta potrebbe provocare nei cittadini?
Temo che possa accadere ciò che è successo per i vaccini. Dopo i casi di morti sospette, il mio medico di base mi ha confidato che il 90% degli abitanti del quartiere, quest’anno, ha deciso di non vaccinarsi contro l’influenza. Ecco, non vorrei che, per colpa di qualche delinquente infiltratosi nel sociale, adesso la gente iniziasse a guardare con diffidenza e sospetto tutte le organizzazioni. La stragrande maggioranza delle associazioni e delle cooperative, infatti, è pura e svolge un’attività straordinaria in risposta ai bisogni di persone svantaggiate: dai minori agli anziani non autosufficienti, dai disabili agli immigrati.

Lei, due anni fa, ha contribuito, assieme al cardinale Francesco Coccopalmerio, alla fondazione della onlus 'Lo vuole il cuore', che ogni giorno offre a 30 poveri un pasto caldo e un posto letto. Chi sono i vostri ospiti?
Il nostro è una sorta di piccolo pronto soccorso dell’accoglienza. A noi si rivolgono stranieri  disperati, padri di famiglia sfrattati, mamme che non hanno i soldi per far mangiare i figli. Mantenere in piedi una struttura del genere è faticoso, ma aiutare chi è in grave difficoltà ci rende felici. Ecco perché fa ancora più rabbia venire a conoscenza che c’era chi speculava sulle emergenze.

Secondo lei il sindaco Marino dovrebbe dimettersi?
Il mio pensiero si può sintetizzare in due parole: fuori tutti. Se una squadra è composta da molti giocatori che si vendono le partite, è necessario fare piazza pulita. Con ciò intendo dire che, nonostante non abbia responsabilità dirette per quanto è accaduto, anche il 'mister' Marino avrebbe il dovere morale di lasciare l’incarico. Magari si potrà ricandidare e, se verrà votato dalla maggioranza dei cittadini, sarà autorizzato a tornare al suo posto.

Nel Consiglio dei ministri di ieri sono state presentate nuove misure anti-corruzione. Servono pene più aspre?
Il governo deve usare il pugno duro. Sono favorevole anche all’introduzione di un’aggravante nel caso in cui i reati vengano compiuti in ambito sociale. Oltre alle misure, però, bisogna portarsi dietro il metro per prenderle. Alle parole devono seguire i fatti. E le norme, dopo averle varate, bisogna farle applicare.

Buzzi, in un sms inviato suoi 'compari' lo scorso Capodanno, si augurava un 2014 pieno di 'monnezza' e immigrati per veder incrementare il loro giro d’affari. Lino Banfi, invece, che cosa si augura per l’anno che verrà?
Che sia un 2015 senza emergenze e tragedie. Mentre, se malauguratamente dovessero verificarsi, il mio auspicio è quello di veder vincere solo la solidarietà.
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